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Autismo, storia e definizione del disturbo

  1. I criteri diagnostici attuali

 

Gli esperti internazionali, si sono uniformati nell’usare criteri comportamentali per la diagnosi di autismo, criteri che vengono costantemente aggiornati. Uno dei cambiamenti più importanti è stato proprio quello di ampliare i criteri diagnostici. Come scritto all’inizio nel secondo paragrafo, lo schema più dettagliato e più recente è quello descritto nel Diagnostic and Statistical Manual (DSM) della società Americana di Psichiatrici. Uno schema simile è disponibile nella International Classification of Diseases (ICD) curato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Attualmente, per la diagnosi di autismo vengono considerati tre fattori, che devono essere tutti presenti, non soltanto uno o due, ed essere comparsi fin dalla prima infanzia.

  • Deve esserci un disturbo qualitativo dell’interazione sociale reciproca, rispetto allo stadio di sviluppo. Fra i sintomi comportamentali vi è lo scarso uso degli sguardi e dei gesti.

  • Deve essere presente un disturbo qualitativo della comunicazione verbale e non verbale rispetto allo stadio di sviluppo. I sintomi comportamentali comprendono il ritardo nell’acquisizione del linguaggio o l’assenza di linguaggio; assenza di gioco di simulazione spontaneo e variato.

  • Deve essere presente un repertorio nettamente ristretto degli interessi, rispetto allo stadio di sviluppo. Fra i sintomi comportamentali vi sono i movimenti ripetitivi o stereotipati, come agitare le mani; gli interessi sono anormalmente intensi o circoscritti.

Come si evince dai criteri, il primo deficit per l’autismo è quello dell’interazione sociale reciproca. La maggior parte dell’interazione sociale nei primi anni di vita, del bambino, avviene attraverso l’interazione fisica, e anche se a volte i genitori riferiscono che i loro figli mostrano una mancanza di interesse nei giochi sociali e un’accettazione soltanto passiva o persino un’insofferenza per il contatto fisico, questo non è universalmente presente. Il deficit sociale si fa sempre più evidente nel secondo e terzo anno di vita. La mancanza di interazioni verso altri bambini, che normalmente ci si aspetta, diventa spesso l’osservazione cruciale. Le problematicità si possono costatare per la prima volta con l’inserimento del bambino nella scuola dell’infanzia, oppure, in eventi straordinari come la nascita di un fratellino, dove si evidenzia l’assenza di una reazione adeguata all’evento. Solitamente il bambino, normalmente sviluppato, tende ad interessarsi intensamente agli altri bambini, e la gelosia non gli impedisce di mostrare questo interesse. Al contrario, il bambino affetto da sindrome dello spettro autistico tende a interessarsi moltissimo al mondo degli oggetti.

Nel secondo criterio troviamo i disturbi della comunicazione. È importante a questo punto distinguere il linguaggio dalla comunicazione, se un bambino a tre anni non parla, non comprende il linguaggio questo chiaramente diventa motivo di preoccupazione. Molti bambini affetti da autismo non parlano fino molto più tardi, e qualcuno mai. In tal casi, non vengono utilizzati i gesti e le espressioni facciali a posto della parola, e la comunicazione è gravemente compromessa. differente è quando troviamo bambini con deficit uditivi che, anche senza parlare trovano modi per comunicare bisogni ed emozioni. Spesso anche se il linguaggio si sviluppa la comunicazione rimane carente. 

Il terzo criterio fa riferimento a quei repertori ristretti di attività e comportamenti. Atteggiamenti ripetitivi nel soggetto con autismo racchiudono molto spesso semplice stereotipie motorie, come saltellare, schioccare le dita o dondolarsi, ecc. Questi comportamenti, se presenti in bambini piccoli, non hanno un particolare significato; se perdurano nell’infanzia sono fortemente associati all’autismo.  Questo perdurare è un segno di ritardo o di disturbo dello sviluppo cerebrale. In soggetti più gravi che non presentano handicap mentali si possono osservare routine rituali elaborati; fra questi spesso c’è l’insistenza sulla ripetitività delle tendenze ossessive. Ossessioni caratteristiche e strani interessi particolari sono comuni nei bambini più grandi e mentalmente più brillanti. Quando nel 1956 Eisenberg e Kanner specificare uno i primi criteri diagnostici, l’insistenza sulla ripetitività e l’isolamento autistico erano considerate le caratteristiche cardinali dell’autismo.

Importante diventa anche l’aspetto sensoriale, relativo all’ipersensibilità e iposensibilità a certi stimoli, testati attraverso l’udito, la vista, l’olfatto, il gusto o il tatto. Un esempio è il fastidio nel sentire la trama di certi materiali sulla pelle, di certi cibi in bocca. Asperger, riportava queste caratteristiche e ne menzionava la natura paradossale. Così, la stessa persona che si tappava le orecchie torturate dallo squillo del telefono poteva ignorare il suono di una sirena d’allarme. L’ipersensibilità può condurre a imprevedibili manifestazione di paura o rabbia; può anche contribuire a un repertorio comportamentale gravemente limitato, per esempio indossare solo certi abiti e mangiare gli stessi cibi. L’iposensibilità può sfociare in un’insolita sopportazione per il caldo o il freddo e può essere un problema se unita all’incapacità di comunicare. Queste peculiarità sensoriali spesso persistono e possono essere rivelate a qualsiasi età.

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L’Associazione di volontariato Progetto di Vita nasce a San Cataldo (CL) il 14 Aprile 2008 da un forte impegno di giovani qualificati e da anni attivamente impegnati nel terzo settore. Ma soprattutto l’associazione nasce dai legami di amicizia! È questa la nostra forza.

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